Archive for the ‘Politica estera’ Category

FIUGGI 2012: BERTOLDI (VIS-PDL), COMBATTERE CESSIONE SOVRANITA’ NAZIONALE

21 giugno 2012

(AGENPARL) – Roma, 21 giu – “La cessione della sovranità nazionale in tutti i campi e settori della nostra società é un chiaro e dichiarato obiettivo di Monti e del suo governo ed é guarda caso proprio il nostro problema. Questo fenomeno va combattuto e contrastato ora più che mai da chi fa politica in Italia e per l’Italia, specialmente dai giovani.” E’ quanto dichiara il Presidente nazionale degli Studenti medi del PdL, VIS studentesca, alla vigilia dell’evento che coinvolgerà i suoi ragazzi e i giovani del partito a Fiuggi, poi continua “Dobbiamo avere il coraggio di sempre, il coraggio del Presidente Berlusconi che ha messo più volte in campo scelte anche rischiose a partire dal 1994, noi siamo la generazione nata in quegli anni, G’94 e non ci sottrarremo a nessuna battaglia compresa quella per riprenderci la nostra sovranità e chiudendo con quella più complessiva della rivoluzione liberal conservatrice.” Così conclude Bertoldi anticipando il suo intervento di Fiuggi diretto proprio all’ex Premier nel quale chiede maggiore attenzione a programmi, ma sopratutto a contenuti coraggiosi e ambiziosi di cui il partito deve essere profeta, ponendo in secondo piano questioni di forma e banalità  partitiche. Il titolo dell’evento voluta dalla Coordinatrice nazionale di Giovane Italia, On. Annagrazia Calabria é proprio “Ora le proposte!”.

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L’OSCE risponde a Bertoldi: il caso della minoranza italiana dell’Alto Adige lo porteremo a L’Aja.

16 dicembre 2011

COMUNICO CON ENORME GIOIA DI AVER RICEVUTO LA RISPOSTA DALL'OSCE in merito alla mia missiva sulla MINORANZA ITALIANA DELL'ALTO ADIGE. Sono molto soddisfatto, credo di aver ottenuto un grande risultato con la mia lettera all'OSCE che ora verrà inoltrata a L'Aja, almeno è un buon inizio e credo questa sia la strada giusta che proseguiranno anche i candidati al Congresso provinciale del PDL VEZZALI E BORIN e in sede comunale LILLO E GALATEO. Avanti ragazzi. Ringrazio ovviamente di cuore l'On. Migliori. QUI LA RISPOSTA!

Bertoldi (SpL-PdL) a Belgrado: “Il mio sostegno a Putin e Babakov, per trattenere più stretti rapporti trai giovani.”

13 giugno 2011

Cari Colleghi e Amici della Stampa, nella giornata del 9 giugno u.s., ho partecipato come Presidente Nazionale di Studenti per le Libertà-Scuola e dirigente PdL (altoatesino) su invito del Vice Presidente della Duma della Federazione Russa On. Alexander Babakov, al forum organizzato a Belgrado per discutere delle prospettive per l’Europa a riguardo delle imminenti elezioni presidenziali in Russia. 

Durante il mio intervento, ho voluto ribadire l’interesse di SPL e dei giovani PdL di approfondire i rapporti con le altre organizzazioni giovanili russe, affinchè i giovani possano essere protagonisti per la costruzione dell’Europa di domani.

 All’evento, al quale hanno partecipato numerosi dirigenti politici ed eletti europei e americani, è emerso il crescente ruolo della Russia sotto la leadership di Vladimir Putin anche in prospettiva di una sua possibile candidatura e rielezione al Cremlino.

Per il nostro Paese ha partecipato anche Alessandro Musolino, già dirigente Nazionale di Forza Italia Giovani e dirigente dell’organizzazione giovanile del PPE (EDS) e l’ex deputato On. Giuliano Godino, i quali hanno ribadito il dinamismo delle relazioni tra Europa e Russia ed in particolare tra l’Italia e la Russia negli anni dell’Amministrazione Putin.

 Le conclusioni sono state del Vice Presidente della Duma della Federazione russa Alexander Babakov che mi ha successivamente ringraziato di persona per l’intervento.

 All’evento hanno partecipato numerose personalità politiche e dei media serbi e russi che hanno dato grande risalto all’evento.

 Alessandro Bertoldi (Бертольди)

 Presidente nazionale

Studenti per le Libertà

SCUOLA

 Coordinatore provinciale

GIOVANE ITALIA – Giovani PdL

Bolzano – Alto Adige / Suedtirol

Riflessioni politiche: Il mondo guarda al centro. Una tragedia che si ripete!

25 gennaio 2011

La crisi internazionale, gli speculatori politico-finanziari, la società, i poteri forti, la gente. Chissà quali tra questi fattori e quanti altri hanno influenzato la politica fino a determinare la svolta centrista a cui stiamo assistendo in questi giorni e che coinvolge i governi di tutto il mondo, governi forti del consenso popolare e di una maggioranza parlamentare importante. Fino a un anno fa degli stessi governi sentivamo dire che indicavano la svolta a destra e conservatrice dell’Europa e dell’occidente intero e che anche i governi di “sinistra” erano comunque sulla strada di una politica conservatrice, come successe nei primi mesi di amministrazione Obama, applaudito dai repubblicani specie per il cambio di rotta sulla questione Afghanistan, il presidente promise di operarsi per il ritiro dell’esercito in campagna elettorale, mentre fece esattamente l’opposto. In Italia il Governo di Silvio Berlusconi era solido e continuava a promuovere la sua politica liberal-conservatrice, uguale per la cancelliere Merkel in Germania, per il Presidente Nicolas Sarkosy in Francia e per quasi tutti gli altri governi europei. Oggi, invece, troviamo la teoria della “svolta a destra” totalmente stravolta, i governi di “destra” voluti dalle maggior parte dei cittadini dei singoli paesi si trovano costretti a guardare al centro con interesse e infine quasi tutti sono costretti a piegarsi cercando l’accordo che garantisca l’intera legislatura. L’esempio più lampante è David Cameron, premier conservatore del UK che “decise”, sin dal primo momento, di formare la coalizione con Nick Clegg, leader democratico-liberale suo storico avversario, fatto inusuale per il Regno Unito dove non si creavano coalizioni da oltre 50 anni. Tornando in questi giorni agli US dove dopo la pubblicazione sulla stampa dei dati sull’aumento della disoccupazione a circa 1,6 milioni di posti di lavoro in meno rispetto al gennaio 2009 (quando si insediò il “mito” Obama), il presidente si vede costretto a cercare al Congresso un supporto anche occasionale tra le file centriste, quindi trai moderatissimi repubblicani e trai neutralisti, dopo che alcuni degli avversari interni hanno deciso di abbandonarlo. Uguale in Italia, dopo la fuoriuscita di Fini e dei suoi dalla maggioranza il presidente Berlusconi deve cercare supporto tra gli ex-amici dell’UDC e del gruppo misto cercando possibilmente di recuperare qualche “traditore” per completare la legislatura con una maggioranza solida, anche lui però deve poter contare o sperare sul centro proprio come Cameron, Merkel, Sarkosy e Obama.

Tutti nomi noti per la loro popolarità e forza politica, sarà la crisi del carisma, non credo, perché la Merkel non sembra averne molto, ma tutti hanno in comune il fatto di aver fatto politica di conservazione o addirittura di destra e oggi di essere in crisi o quasi, pur non avendo governato male, anzi.

E’ l’inizio o il ritorno, almeno per noi Italiani, alla democrazia zoppa della prima repubblica, dove i partiti più piccoli diventano decisivi e determinanti, dove nonostante la gente decida, successivamente questa decisione viene ribaltata nei palazzi dagli accordi partitici, infine il premier tornerà a esser scelto dopo le elezioni come d’altronde la coalizione.

E’ il ritorno al passato, una tragedia, l’instabilità politica per i principali paesi occidentali che saranno, in sostanza, governati da chi non rappresenta neanche un 5% dei votanti. Governi tenuti sotto scacco per mesi dai ricatti dei partitini e la volontà popolare non conterà più nulla (vedi Berlgio), purtroppo è un film già visto, un film drammatico!

Potremo quasi dire che siamo prossimi a passare dalla democrazia alla oligarchia, speriamo tutti in un miracolo.

Alessandro Bertoldi

Popolo della Liberta’

17 gennaio 2011

ESCLUSIVA: “Le eclatanti menzogne del castrismo” di Carlos CARRALERO

3 aprile 2010

ESCLUSIVA documentazione e testimonianza anticomunista cubana e anticastrista SOLO per il nostro blog dal rifugiato politico ed intellettuale cubano in Italia CARLOS CARRALERO. 

LE MENZOGNE SU CUI SI FONDA IL CASTRISMO

…sono 5 e dicono tutto!

1) A Cuba non si tortura,

2) A Cuba non si uccide,

3) A Cuba non c’è opposizione al regime,

4) Cuba pratica l’internazionalismo proletario

5) La colpa della miseria e di certi atti punitivi da parte del regime è dell’embargo e dell’assedio degli Stati Uniti.

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di Carlos Carralero

Queste sono le affermazioni dell’erede del Bugiardo en Jefe, che eredita non solo il potere, ma anche una delle professioni (delle grandi attitudini) del fratello, la mitomania. L’unica cosa che non ha trasmesso il “Mitomegalomane en Jefe” al suo tenero fratellino è lo stile per sputare raffiche di menzogne, producendo nell’interlocutore una sorta di malefico incantesimo che spesso mortifica la sua intelligenza. Raúl Castro è diventato mostruoso non perché avesse le capacità innate per essere mostro, lo è perché è sempre stato un fantoccio del fratello, che, lui sì, aveva i geni della mostruosità. Non ho tanta urgenza di dimostrarlo, perché più argomenti di quelli che potrei fornire io, ce li fornisce la storia del castrismo stesso. E per capirl basterebbe solo una minima dose di onestà, di intelligenza e di assenza di pregiudizi. Chiaro? Raúl Fantoccio Castro (che dopo tutto, non è Castro bensì Mirabal, e questi sono pettegolezzi, di cui ora preferisco non occuparmi) sta copiando il vizio di bombardare con le vecchie menzogne del fratello (per linea materna), erede del dinastico totalitario potere castrista. Ripete il fantoccio che a Cuba non si tortura, ma lui, codardo, si permette di affermarlo cinicamente perché sa che i cubani non possono più parlare con i morti, che i castristi, prima di ucciderli, hanno torturato; nemmeno con i sopravvissuti possono parlare, visto che dopo anni di tortura in prigione, costoro già appartengono all’aldilà. E neppure con le vittime più famose, sopravvissute alle torture, che ora vivono all’estero. Ad esempio, il comandante Hubert Matos che vive in esilio dopo aver scontato la lunga pena di 20 anni nelle carceri dei suoi ex-compagni, i fratelli Castro. Seconda menzogna. A Cuba non si uccide. Molte sono le testimonianze. Non solo quelle depositate nel libro di Pedro Corzo, pubblicato dalla casa editrice Spirali, ma anche quelle assai preziose che risalgono ai primi mesi della rivoluzione – la chiamano “robo-ilusión “- nel libro di padre Arzuaga, un cappellano che perduta la fede gettò le veste di sacerdote per poi pagare nel corso degli anni il suo debito con i cubani fucilati, scrivendo un libro di memorie sul carcere de La Cabaña a La Habana, dove Che Guevara, con il sigaro in bocca, ordinava le fucilazioni degli imputati ancora prima del processo. Ascoltate pure l’imputato, se volete, ma l’importante, non è l’argomento, bensì se conviene uccidere. Altrettanto faceva Raúl Castro a Santiago de Cuba. Un giorno si divertì a ordinare ai condannati di aspettare la morte sul bordo di un canale nei pressi del fiume San Juan, allo scopo di evitare a suoi seguaci la fatica di scavare la fossa. Bisogna ascoltare le madri che trovano il coraggio di denunciare i crimini commessi contro i loro figli, o quelle meno coraggiose che si lamentano perché i loro figlioli giovanissimi sono stati uccisi in guerre in paesi africani: in Algeria, Etiopia e pure Angola, dove Castro mantenne un esercito di occupazione da ben 15 anni, e molti altri luoghi meno noti alla stampa mondiale. In America Latina, Castro ha evitato solo il Messico perché i governanti di questo paese sono stati i suoi eterni alleati in America Latina. Montoneros, Macheteros, Tupamaros, Farabundo Martí, Sandinisti, Nueva Joja, sono alcuni dei nomi di organizzazioni o guerriglie dove il dittatore ficcò il naso in America Latina. Per compiere queste nefandezze, Castro doveva portare a Cuba la fame e il lutto. Mentre il suo sporco alleato sovietico, mandava come fosse acqua fiumi di miliardi di dollari, Castro si occupava di esportare la sua ”roboillusione” e di trasformare uno dei paesi più progrediti dell’America Latina negli anni Cinquanta, nell’isola della miseria: spirituale e materiale. La terza menzogna, anch’essa facile da smontare, riguarda l’opposizione. Non esiste opposizione, dice Castro. Per chi non lo sapesse, dovrei dire che con gli stessi metodi con cui Castro costrinse molti cubani a combattere Batista, alcuni oppositori hanno combattuto lui negli anni tra il 1960 e 1966, soprattutto sui monti dell’ Escambray (luogo ben noto a molti turisti, perché si trova tra le città di Cienfuegos e Trinidad). Ma con metodi brutali e con il solito eufemismo e le bugie, Castro sterminò questi dissidenti. Prima disse al mondo e ai poveri ingenui cubani che coloro che lo combattevano erano dei banditi, e definì quel periodo storico eufemisticamente: Lotta contro i banditi. Ma la cosa peggiore non fu l’eufemismo del Bugiardo en Jefe, bensì il metodo brutale con cui trattò i suoi ex-compagni che usavano le stesse armi con cui lui aveva combattuto Batista. Saturno, allora, li isolò, internando i loro familiari e amici in campi di concentramento nella provincia più occidentale del paese, Pinar del Río. Con questi metodi Castro impediva il rifornimento di armi, cibo e medicinali ai partigiani. Ma i pochi che sopravvivevano a tale crudeltà, non potevano vedere i loro familiari, non sapevano nemmeno dove fossero i loro cari. Una delle tante forme del regime per divorare i propri figli. Migliaia di cubani sono scomparsi nello stretto della Florida. Alcuni erano dissidenti attivi, altri cubani che non accettavano il regime e cercavano di scappare. Si stima che su ogni quattro persone che rischiano una simile avventura, almeno uno perisce. Sono più di settantamila i morti in quel tratto di mare. Ma le morti più drammatiche furono quelle del 1980 nei pressi del fiume Canimar, vicino a Varadero, spiaggia che gli europei si godono, anche se poi, non solo ci negano l’aiuto, ma per di più ci smentiscono quando raccontiamo il nostro terribile dramma. Nel 1980 un gruppo di cubani tentò di scappare su una barca e il governo ordinò di sparare, l’ordine fu dato dal segretario del Partito Comunista della provincia di Matanzas, tale Julián Rizo. La seconda tragedia si verificò il 13 luglio 1994, su una barca chiamata “13 marzo” (13 è un numero fatidico per i cubani, anzi tragico, perché un 13 agosto nacque il Saturno cubano). Questa volta il crimine fu più orrendo perché su questa barca morirono anche circa 20 bambini, il più piccolo aveva solo sei mesi. Ma la vicenda è ancora più tragica perché la guardia costiera cubana fece affondare il rimorchiatore dove si trovavano i fuggiaschi con i bambini. Le madri pregarono i poliziotti di salvare almeno i loro figli: per tutta risposta, i soldati strapparono i bambini dalle braccia delle madri con i getti d’acqua delle pompe. Difensori del castrismo, ditemi se un regime così ha la morale per continuare a governare. Penso che le migliaia di morti cubani non possano essere giustificate da coloro che odiano gli americani, solo perché Castro è il presunto nemico del loro nemico. Non è serio condannare Pinochet e salvare Castro. NO, no! Quando Castro ebbe compiuto la sua missione di sterminio di coloro che un tempo erano stati suoi compagni di lotta, a Cuba regnò per molti anni il terrore, quindi il silenzio. Fino al 1976, quando Gustavo Arcos Bergnes, (che nel 1953 era stato compagno di Castro nell’avventura dell’assalto alla caserma Moncada e si trovava in carcere per opposizione al regime) insieme a Riccardo Bofil, (che dopo aver scontato 12 anni di carcere ora vive in Florida) e altri amici hanno fondato la prima organizzazione pacifica a Cuba, il Comitato Cubano per i Diritti Umani. Da allora sono tante le organizzazioni di diritti umani fondate a Cuba, ma essendo totalmente illegali per il regime e quindi perseguitate, sono molto deboli. Alla fine del mese di febbraio, una parte della nazione cubana si è commossa per la morte di Orlando Zapata Tamayo, detenuto in carcere per reato di opinione. Zapata non era stato condannato insieme al gruppo dei 75 dissidenti nel 2003, bensì qualche mese dopo. Perché? Perché il regime lo aveva sottovalutato e discriminato. Menzionando i più noti, il regime tentava di far credere ai cubani e al mondo intero che coloro che avevano processato con un giudizio sommario, erano agenti della CIA. Nel 1999, il governò emanò una legge (legge 88, chiamata “mordaza”, cioè legge del bavaglio). Con questa legge volevano non solo giustificare le proprie azioni repressive, ma anche proteggersi dalla critica internazionale, perché la legge in sintesi condanna i nemici dello Stato e della Rivoluzione per collaborazione con il nemico e per aver messo a repentaglio la sovranità di Cuba. Con questa legge si colpiscono gli stranieri che informano sugli avvenimenti di Cuba, accusandoli di propaganda contro il regime. È per questo che i corrispondenti a Cuba esitano a dare le notizie più compromettenti per il regime. Sempre per questo motivo un altro dissidente accusato nel 2003, Ariel Sigler Amaya, oggi sta morendo, in un ospedale dell’Avana, mentre la stampa accreditata a Cuba non scrive nemmeno una riga su questo dramma. La madre di Sigler, una delle esponenti delle Damas de Blanco che protestava sulla sedia a rotelle, prima di morire ha fatto un appello all’opinione pubblica affinché salvassero suo figlio. Che sta lentamente morendo di fame: ha già perso circa 60 chili di peso. Possiamo chiederci per quale motivo Castro neghi l’esistenza di un’opposizione. La verità è che Castro sta applicando un consiglio machiavellico, che dice più o meno così: quando vuoi sconfiggere un nemico concentra tutte le tue forze su un punto solo. Il nemico di Castro sono sempre stati gli Stati Uniti d’America. Molti in tutto il mondo odiano il potere nordamericano e Castro trova conveniente fare la parte del piccolo e coraggioso Davide che affronta il gigante Golia. Il mondo deve capire che lui è costretto ad uccidere perché è solo un povero, piccolo Davide assediato dagli americani (assediato sì, ma dalla mancanza di principi, di scrupoli, dalla megalomania, dal suo eterno delirio di essere il primo, dalla sua paranoia e anche dei suoi complessi). Adesso il suo insignificante fratello diventa importante perché è anche lui un criminale, demagogo, a volte cinico, a volte ipocrita. Quarta menzogna. L’internazionalismo proletario. È stata la patente di corso di Castro per uccidere non solo durante i combattimenti, ma anche commettendo crimini politici. Il Salvador e alcune altre nazioni potrebbero raccontare qualcosa in proposito. Quinta menzogna. L’embargo americano. Una delle menzogne storiche più dannose per l’umanità. Perché la storia è in agonia, ferita da tante imprecisioni e inesattezze. Hanno parlato persino di blocco per mezzo secolo. Ma l’aspetto peggiore di questa disinformazione storica, di questo crimine mediatico è che gli ingenui ancora credono che Castro sia un uomo normale e che i suoi complici in tutto il mondo, per pregiudizi e odio, facciano volontariamente il lavoro sporco per Castro. Prima, Cuba commerciava con tutto il mondo, tranne che con gli Stati Uniti, ma tramite paesi terzi la merce americana arrivava comunque a Cuba. almeno per i turisti e i collaboratori del regime. Che sia chiaro questo, eh! Adesso, dal 2007, gli Stati Uniti sono diventati il quinto partner economico di Cuba. Solo che il governo è carente di liquidità per pagare e carente anche di morale per pagare al popolo cubano il debito per averlo ingannato, torturato, ucciso, per avergli tolto quello che gli toccava per fare invece guerre, scatenare violenza nel nome della solidarietà e dell’internazionalismo; e per avergli impedito di giungere alla distensione con gli Stati Uniti sotto la presidenza di Lyndon Johnson, nel 1965. Castro allora rispose con la crisi migratoria che i cubani chiamarono Vuelos de la Libertad. Nel 1980, Castro la combinò grossa al tenero Carter con la crisi dell’ambasciata del Perù, e l’apertura del Porto del Mariel, all’ovest dell’Avana: svuotò manicomi e carceri e mandò il peggio dei delinquenti e una buona quantità di agenti. Nel 1996 fu la volta di Clinton. Castro gli fece un bel regalo; gli mandò decine di migliaia dei “balseros”. Solo i cubani, tra tutti gli ingegnosi disperati del mondo, hanno osato lanciare nell’oceano i camion-zattere (i “camionauti”) . Se Obama non ha ancora ricevuto la dose completa di vandalismo politico castrista è perché Fidel Castro non è più in condizione di creare una manovra politica. E a Raúl, benché sia un uomo terribilmente cattivo, manca la stoffa di mostro di cui è fatto il fratello Fidel fin da quando era in grembo di Lina Ruz. È così che nel paradiso cubano i fratelli Castro hanno costruito un inferno. Ditemi, se quest’uomo merita il rispetto di chi, assumendo la difesa del Castrismo offende la dignità di tanti cubani. Difensori del castrismo, riflettete, per favore!

Germania: Gli ebrei chiedono la ristampa del “Mein Kampf”, solo pane per gli estremisti?!

12 agosto 2009

Una copia del "Mein Kampf"

 http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=373412&START=0&2col=

Questo articolo dello storico dott. Giordano Bruno Guerri uscito sul quotidiano “il Giornale” di martedì 11 agosto è argomento di grande interesse e attualità. Meglio conoscere o dimenticare, conoscere e far finta di non sapere o conoscere e far conoscere agli altri con criticità ???

Il “Mein Kampf” è pericoloso come testo/ libro? è così contagioso per il popolo che può far rinascere vecchie nostalgie o è una liberalizzazione propagandistica per i neo-nazisti…? in Italia il libro è acquistabile in quasi tutte le librerie anche in versione integrale, sarebbe meglio tornare indietro e renderlo illegale?? in Alto Adige questi gruppi nostalgici del nazismo secondo i rapporti della DIGOS e inchieste di vari giornali sono trai più attivi d’Europa assieme ai gruppi germanici e austriaci. Colpiscono fascia d’età che va dai 13 ai 16 anni, esiste un pericolo imminente anche per i giovani…???
Cosa si potrebbe fare per contrastare questi fenomeni?